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Alto Tanaro Tour

 e176f32Ohhh... finalmente anche la Val Tanaro ha anche il suo anello di valle! Ultimo arrivato tra i gli anelli di lunga percorrenza (in realtà non ho notizia aggiornate su quanto sta succedendo in Val Vermenagna), l’Alto Tanaro Taur (o ATT, questa la sua denominazione) nasce per la precisa volontà dell’ex Parco del Marguareis e di associazioni di esercenti di valle.

Consta di nove tappe, con partenza e arrivo a Nasagò, piccola frazione del comune di Ormea, dotata di stazione ferroviaria (quello che mancano, al momento, sono i treni...).

Vi confesso che non l’ho provato tutto (dovrebbe passare abbondantemente i 100 km), ma credo di conoscerne più della metà.
L’ATT sale da Nasagò seguendo la Balconata di Ormea, con i rifugi escursionistici di Chionea e Quarzina, poi la abbandona per spingersi al Rifugio Mongioie. Di lì, seguendo una tappa del Giro del Marguareis, si arriva al Rifugio Don Barbera. Uno spettacolare tratto di crinale porta quindi sul versante opposto della valle, fino a Upega.
Dal piccolo villaggio “in stile tibetano”, con qualche sconfinamento in territorio ligure, si raggiunge il Colle di Nava, con i suoi forti ottocenteschi. Il balzo successivo è imparentato con l’Alta Via dei Monti Liguri e usa il recente rifugio Pian dell’Arma come punto di appoggio.
Qui più o meno termina la mia conoscenza diretta, ma non l’ATT, che nelle due ultime tappe si cala prima su Garessio, quindi risale la valle nuovamente i sinistra orografica e ritorna a Nasagò.

Fin qui il percorso, per sommi capi.
Il giudizio, ovviamente, non posso esprimerlo, almeno non finché avrò camminato sull’intero anello (ma ci sto lavorando...). Alcune considerazioni però si possono già fare.

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Da Parchi a Ente di gestione

Lungi da me affrontare qualunque tema politico, sono fortemente allergico alla materia. Parliamo di turismo. Eppure...
Dal primo gennaio di quest’anno (qualcuno se ne sarà accorto, altri no), due importanti parchi cuneesi, il Parco delle Alpi Marittime e il Parco del Marguareis, sono stati riuniti sotto un unico ente di gestione. Per dirla in altre parole, sono stati “razionalizzati” (boh...), ma su questo tema, come ho detto, non mi addentro.
Da quella data confesso che non ho visto nessun filo conduttore per quello che riguarda la comunicazione verso il pubblico, verso il turista, verso il fruitore. Mi spiego: in termini di promozione, i “marchi” Parco delle Alpi Marittime e Parco del Marguareis continuano ad esistere separati o no?
Se la risposta fosse no cedo sarebbe un ulteriore danno all’immagine per un territorio di montagna splendido, ma che fatica a farsi conoscere. Il continuo cambio di denominazione dei parchi non credo possa aiutare in questo senso, anzi.
Il “Parco dell’Alta Valle Pesio e Tanaro”, nella sua vita, è stato anche “Ente di gestione dei Parchi e delle Riserve naturali del Cuneese” (il lettore mi scuserà se la denominazione dovesse essere scorretta), poi “Parco del Marguareis”, e ora...?

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Victor de Cessole, il Signore delle Marittime

Victor de Cessole 1Sono ovviamente molti coloro che nel corso dei secoli si sono cimentati nell’ascesa delle principali vette dell’arco alpino cuneese. Dapprima semplici pastori o abitanti locali, poi nobili che si dedicavano alla pratica dell’alpinismo per diletto e per gloria, quindi professionisti veri e propri, quasi sempre di nazionalità straniera.

Tra questi, ad esempio, merita di essere qui ricordato il celebre scalatore statunitense William Auguste Coolidge, artefice tra le altre cose della prima ascensione al Monte Matto (14 agosto 1879) e al Monte Argentera (18 agosto 1879), della prima risalita seppur parziale del temibile Canalone di Lourousa (18 agosto 1879) e della prima ascesa della parete nord del Monviso (28 luglio 1881).

Rimanendo tuttavia nell’areale orografico delle Alpi Marittime, un ruolo fondamentale nella divulgazione editoriale e culturale del territorio e nell’esplorazione alpinistica dello stesso, lo ebbe tal Victor Spitalieri De Cessole, da molti soprannominato non a caso “Il Signore delle Marittime”. Nato a Nizza nel 1859 da una famiglia particolarmente agiata, il Cavaliere De Cessole si avvicinò alla montagna ormai trentenne, su consiglio, pare, del proprio medico, che lo convinse ad esplorare le terre alte per fuggire dall’ipocondria che spesso lo assillava. Uomo colto ed erudito, dopo essersi iscritto al Club Alpino Francese nel 1889, cominciò a confrontarsi con le principali asperità che circondavano la città di Nizza, dapprima concentrandosi sui versanti francesi, poi dedicandosi anche ai territori d’oltralpe.

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Le “Dolomiti” della Val Ellero

e097f22Non sono patrimonio dell’UNESCO, anche se l’attigua area dell’ex Parco del Marguareis – oggi Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime – potrebbe diventarlo.
Eppure alcune cime della Valle Ellero non sono per nulla dissimili dalle ben più note cime delle Dolomiti, distanti da qui centinaia di chilometri. Bancate calcaree di rocce chiare, che diventano bianche quando colpite dal sole, lavorate in superficie dall’erosione chimica e meccanica operata dall’acqua. quasi che uno scultore si sia divertito ad inventare sempre nuove forme.
Non parlo di un sentiero in particolare, in questo articolo. Piuttosto della testata della Val Ellero, con un generico invito a gironzolare e curiosare.
Mi limito pertanto ad alcuni spunti, confidando nelle fotografie allegate per invogliare il lettore e stimolarlo alla visita.

Parto dall’alba e da Pian Marchisio. Distese di pascoli, un placido torrente che li attraversa sonnecchiando, e una serie di pareti quasi verticali colpite dai primi raggi di sole: Punta Havis de Giorgio, Cima delle Masche, Cima delle Saline...
La luce è ancora debole ma quasi acceca il contrasto con l’ombra nella quale ancora ci si trova attraversando l’immenso pianoro.
Nei pressi del Rifugio Mondovì - Havis De Giorgio la prima opzione: raggiungere un luogo privilegiato per osservare l’intera displuviale Ellero-Pesio. E allora si prosegue lungo la sterrata agro-pastorale fino a Gias Gruppetti, dove, con un pizzico di intraprendenza, si punta decisi verso un piccolo valico poco frequentato.

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Il Vallone degli Arbergh

Primula marginataIncominciamo subito dal toponimo, Arbergh, che nel tempo ha subito una italianizzazione quantomai azzardata in Alberghi.
Qui in Val Vermenagna, nel vallone a monte di Palanfrè, di alberghi proprio non ce ne sono. Al massimo, l’accogliente rifugio escursionistico proprio in mezzo alle case della piccola borgata. Eppure sulle carte topografiche compaiono il Lago degli Alberghi e il Vallone degli Alberghi. Il “mistero” si spiega in fretta: dalla denominazione originaria, forse di radice celtica, Arbergh, si è passati ad Albergh ed infine ad Alberghi, abbandonando tuttavia il vero significato del termine: gli Arbergh sono le abitazioni in quota, gli alpeggi diremmo oggi, ad indicare un vallone utilizzato nella bella stagione per far salire all’alpe le mandrie.

Ma toponimi a parte, il Vallone degli Alberghi (o degli Arbergh, scegliete voi) merita di essere visitato per i bei laghi che ospita.
L’escursione parte proprio dalla borgata di Palanfrè, dove la stradina asfaltata che corre ai piedi delle case diventa presto a fondo sterrato. Poco oltre le ultime abitazioni la sterrata piega a destra ed una comoda mulattiera prosegue invece in piano verso sud.
Quest’ultima è la direzione da seguire, attraversando un boschetto di faggio su un soffice letto di foglie secche che da solo varrebbe già l’escursione.

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