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La mobilità alpina in provincia di Cuneo

Museo 1 blogNell’immaginario collettivo si è soliti descrivere qualsiasi comunità alpina presente o passata, come una realtà tendenzialmente chiusa, poco propensa agli scambi e ai confronti con il mondo esterno, soprattutto se geograficamente affine alla pianura. La stessa cerchia alpina, d’altronde, è ancora oggi vista come un semplice ostacolo orografico, una barriera morfologica che non può che rallentare l’integrazione e le interazioni antropiche.

Se da un lato tali visioni trovano in effetti riscontro negli alti tassi di endogamia e isonimia registratisi fino al Secondo Dopoguerra in molte borgate o frazioni d’alta quota, dall’altro non bisogna però dimenticare l’evoluzione storica attraversata da gran parte dei nostri comuni montani, soliti integrare gli scarni redditi dell’attività agro-pastorale con migrazioni stagionali lavorative più o meno importanti e più o meno organizzate. Sulla falsariga di quanto accaduto in molte altre località alpine, tanto in Valle d’Aosta (i mercanti di Gressoney) quanto nel Vercellese (gli artigiani di Alagna) o nel Verbano (gli spazzacamini di Santa Maria Maggiore) infatti, anche in provincia di Cuneo si sono a lungo perpetrati attività e movimenti poco assimilabili con una comunità chiusa e introversa.

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L’Osservatorio della Bisalta

LosservatorioSulla Bisalta, o Monte Besimauda, non dico nulla, visto che si tratta di una delle montagne più note, almeno nella parte meridionale della provincia di Cuneo.
Che alle pendici della Bisalta, a sfruttare lo scarso inquinamento luminoso presente in Valle Pesio, sia stato costruito un osservatorio astronomico, è anche questa cosa abbastanza nota.
L’osservatorio si trova a Sella Morteis, è in gestione all’Associazione asftrofili Bisalta, ed è comodamente raggiungibile da Pradeboni, e precisamente dalla località Le Meschie.
Una comoda strada sterrata, ed eventualmente un sentiero che evita i tornanti della strada, sono sicuramente le due vie più brevi per salire all’osservatorio.

Decisamente meno nota e meno frequentata è la via d’accesso che parte dal fondo della Valle Pesio, da San Bartolomeo di Chiusa di Pesio.
Si tratta di un itinerario (abbastanza) segnalato, che tuttavia nella sua parte iniziale si snoda in una matassa di piste forestali, sentieri e mulattiere, con bivi e incroci quasi ad ogni passo. Ok, forse sto esagerando un pochino, ma se volete mettere alla prova la vostra capacità di leggere una carta escursionistica, questo è un itinerario che si presta allo scopo.

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L’inversione termica nelle doline

Carsene 1Sarà capitato a qualsiasi escursionista di scorgere accanto all’itinerario che sta percorrendo, un qualche avvallamento più o meno esteso dal diametro e dalle forme variabili, custode in tarda primavera degli ultimi residui di neve o caratterizzato, in piena estate, da piante erbacee più verdeggianti e sviluppate.

Sulle Alpi Liguri in particolare la densità di tali morfologie è decisamente elevata, alla luce delle peculiarità geologiche della zona: la prevalenza di rocce ricche di carbonato di calcio, infatti, favorisce la formazione di quelle che in ambito scientifico sono conosciute con il nome di “doline”. Quest’ultimo toponimo, di origine slovena ed indicante letteralmente una “valle”, trova riscontro anche nella letteratura anglosassone, dove tuttavia viene spesso sostituito dalla locuzione “frost hollow” (= cavità fredda), in virtù di comportamenti meteo-climatici piuttosto insoliti ed estremi.

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Il grande faggio di Baudinet

e002f09Una mattina di alcuni anni fa ho ricevuto una mail alquanto singolare da una persona fino ad allora a me sconosciuta. Ho scoperto più tardi che Tiziano, questo il nome del mittente, era un personaggio davvero interessante, un (ri)cercatore e un appassionato di alberi. Uno scrittore di alberi, autore di numerose pubblicazioni.
Mi chiedeva se, con il mio lavoro di guida, fossi a conoscenza di alberi monumentali, o presunti tali, da segnalargli.
Presi tempo, di sicuro di piante maestose ne avevo viste, molte le avevo anche fotografate, ma avrei dovuto scavare un po’ nel mio database fotografico e nella mia memoria per poter compilare una lista. Ho anche chiesto in giro a qualche conoscente esperto botanico.

Alla fine una lista uscì fuori e gliela inviai, corredata dove possibile dalle relative fotografie. Non passò molto tempo per ricevere i ringraziamenti di rito ed un altra richiesta: “Protesti mica accompagnarmi al grande faggio di Baudinet?”.

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Finalmente la neve!

Valle Pesio 2Ci sono voluti ben tre mesi (interrotti solo qua e là da qualche sporadica nevicata sulle vallate al confine con la Francia) per assistere alla prima vera nevicata di stagione sulle Alpi Cuneesi e porre così fine ad un periodo siccitoso che destava ormai profonda preoccupazione tra gli addetti al settore. Era il mese di ottobre, infatti, quando l’ultima perturbazione atlantica scaricò su tutta la provincia di Cuneo piogge e nevicate diffuse, a quote fin basse per il periodo. Da allora, però, più nulla, se non una flebile spruzzata a fine novembre ed una altrettanto esigua nevicata ai primi di dicembre.

Poi solamente un dominio incontrastato dell’ormai noto anticiclone subtropicale, che ha di fatto schermato buona parte d’Europa, impedendo ai flussi perturbati di interessare il nostro arco alpino. Un primo sussulto a metà gennaio, con nevicate abbondanti oltralpe prima e sugli Appennini poi, quindi una nuova temporanea pausa, interrottasi finalmente come detto lo scorso 7 febbraio, quando un’onda perturbata atlantica più convinta delle precedenti, è riuscita a scalfire il muro alto pressorio, apportando precipitazioni moderate su buona parte del Nord Italia.

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