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Immaginando la neve

d149f27Alcune vallate del monregalese, Casotto, Corsaglia, assieme all’alta Val Tanaro sono spesso il terreno che riservo per le cisapolate invernali. Il bello di questi posti è il clima: anche durante la stagione fredda si incontrano non di rado calde giornate di sole. Completano il quadro le quote non troppo elevate, valloni o crinali aperti e ben esposti, e il mare all’orizzonte.
Già, il mare. Per quanto sia ligure, non chiedetemi perché, da vicino non l’ho mai apprezzato molto; da lontano, invece, è tutta un’altra storia: salire con la neve sotto alle ciaspole e vedere quell’infinita distesa blu all’orizzonte mi affascina sempre.
Anche perché in estate, spesso e volentieri, non si scorge, coperta com’è da nubi basse e foschia. E anche quando mancano nubi e foschia, quel chiarore nell’aria umida che trasforma in grigio ogni colore, il mare, dicevo, lo snatura.

E dunque, per dare una sbirciatina al mare d’inverno, dalla debita distanza, mi ritrovo a salire verso il Rifugio Savona. Si trova in Valdinferno, vallone laterale della Val Tanaro nei pressi di Garessio, raggiungibile in poco più di un’ora di cammino. Raggiungibile anche dalla Colla di Casotto (Garessio 2000 per gli amanti dello sci), risparmiando qualche minuto. Io scelgo questa via, di solito, ma solo perché la partenza del sentiero mi è più comoda da raggiungere in macchina.
L’inizio del sentiero non si trova se non lo si conosce: è all’interno del piazzale (chiuso da un cancello ma con un passaggio pedonale a lato) della partenza della vecchia seggiovia per il Monte Berlino.

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Una “bomba “ di scorciatoia

Foto bombaA quanti di voi sono già capitati, durante un'escursione, di cambiare itinerario perché affascinati da un luogo?.. o di cambiare itinerario per creare una variante al proprio percorso? A noi capita spesso e crediamo che a tanti di voi sicuramente sarà capitato..La pratica del “fuori sentiero” è un’attività molto stimolante e appagante ma anche molto faticosa e piene di insidie. Bisogna essere veramente coscienti dei propri limiti e di quelli dei compagni d'escursione e bisogna anche essere preparati all’ipotesi di dover tornare indietro, senza insistere,  se fuori dalla propria portata! Quindi il rischio di compromettere la gita e la giornata.

L’idea di crearsi un percorso senza essere guidati da sentieri o GPS o l’idea di ripercorrere sentieri ormai abbandonati, riscoprendone il valore, continua a nutrire in me quella voglia di avventura e di libertà che spesso mi ha già accompagnato da bambino. E più vado avanti e più rimango attratto da questo modo di andare in montagna,..anzi credo che sia proprio questo che stimola di più in me il desiderio di indossare lo zaino! E’ un modo per rivivere la montagna com'era molti anni fa, quando tutto era ancora da conoscere e scoprire. Sembra strano ma, nonostante sia ormai tutto tracciato, ancora ora si trovano scelte piacevoli che possono portarti a scoperte(nel tuo piccolo) davvero emozionanti!!

Chiaramente è vivamente sconsigliato a escursionisti occasionali e di poca esperienza e chiaramente nelle uscite in solitaria, non avendo appoggio da nessuno in caso di bisogno..
Come detto poche righe prima, girovagando fuori dai comuni sentieri, in posti solitamente non frequentati, è possibile imbattersi in singolari esperienze e scoperte! A noi è accaduto quest’estate durante una scarpinata su queste montagne.
Ero in compagnia di Amalia, amica e compagna di belle gite, e ci stavamo dirigendo su una bella cima della nostra zona, la Rocca dell’Abisso(2756 mt). La vista da lassù spazia a 360° e merita sicuramente una visita ma, avendo già in passato percorso questo itinerario, abbiamo deciso di fare una variante a questa escursione tagliando in modo deciso gran parte del sentiero. Un modo per scoprire più affondo questa bellissima zona. Così, in prossimità del Laghetto dell’Abisso (2211 mt), ci siamo avventurati direttamente sulla parete rocciosa con una divertente ma faticosa salita tra canalini erbosi, rocce e rododendri evitando, in questo modo, il lungo tornante che conduce al bel Fort de Giaure(2254 mt). Rimaneva l‘ultima balza da scavalcare per ricongiungersi al sentiero principale quando, posata tra le rocce, troviamo una bomba completamente integra!

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La neve del 2015

 

Battifollo 6 02 2015Ci apprestiamo a concludere in questi giorni uno dei mesi di dicembre più secchi e miti degli ultimi anni, preceduto dal novembre più caldo della storia recente ed inserito non a caso all’interno di un anno (il 2015) considerato il più caldo a livello mondiale dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche moderne. Chi ha deciso così di avventurarsi proprio nelle ultime settimane in escursioni montane più o meno varie, avrà riscontrato una penuria di neve ad alta quota anomala e preoccupante, con versanti brulli e spelacchiati fino a 3000m di quota.

Una magra consolazione per gli amanti dell’escursionismo, che si stanno ancora dilettando su itinerari impensabili per il periodo, ma una sofferenza senza eguali per gli sciatori, gli scialpinisti e per la natura in generale, anch’essa spiazzata da siffatti tepori, prolungati ed intensi.  Ma se termicamente il 2015 verrà allora ricordato per il caldo anomalo diluito un po’ in tutte le stagioni (come dimenticarsi, tra le altre cose, i bollori di luglio, ndr), a livello nivometrico cosa ci ha riservato questa annata così bizzarra? Si è già detto della totale carenza di manto nevoso degli ultimi due mesi, con episodi perturbati di stampo invernale riscontrabili solo il 23 novembre (con una breve nevicata coreografica su Cuneo e Mondovì e circa 10/15cm oltre i 1000m di quota, specie nelle vallate monregalesi) e il 7 dicembre, con un’esigua precipitazione nevosa  al di sopra dei 1500m di altitudine.

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Il turista,.. questo sconosciuto

piemonteoutdoorNe arrivo da una serata a Cuneo di presentazione della candidatura delle Alpi del Mediterraneo a diventare patrimonio dell’Umanità. Tempo di Unesco, era il titolo. Giornalisti, presentazioni, proiezioni, elogi, ringraziamenti, rinfresco...
Sono passati solo pochi giorni e mi trovo a lavorare al mio prossimo libro, sempre sul filone della guida escursionistica ma, questa volta, strizzando l’occhiolino al turista. Turista nelle valli candidate UNESCO, s’intende; questa è l’area di interesse.
Sapevo che non avrei dovuto accettare l’incarico, sapevo di infilarmi in un ginepraio, ma ogni volta ci casco con l’illusione che “nel frattempo le cose saranno migliorate, no?”.
No.
Mi spiego. Mi travesto da turista e vado a caccia di informazioni turistiche: sono a casa, magari lontano qualche centinaia di chilometri dalla valle dove vorrei passare le vacanze e inizio a cercare informazioni in rete. Con una piccola differenza: non sono un vero turista, sono una Guida Escursionistica, abito e vivo il territorio, ho amici e conoscenti sparsi nelle vallate; in altre parole, mi muovo di sicuro meglio di un turista. Eppure.
Eppure, se contatto la Proloco di […] per avere alcune informazioni la mail mi torna indietro. Scopro che la mail riportata sul sito è diversa da quella riportata sulla pagina Facebook. Riscrivo: quest’ultima non torna indietro, ma indietro non torna nemmeno una risposta. Potrei mandare una lettera per posta ordinaria, ma sui due siti gli indirizzi della sede sono diversi, sigh!
Mi sposto poco più in là nella valle e consulto il sito del comune di […]. Alcune informazioni risalgono addirittura al 2009, altre pagine sono desolantemente vuote, a parte un titolo che campeggia su uno sfondo immacolato. Tento di districarmi tra informazioni vecchie, ma ancora valide, e cimeli informatici. Clicco sul link del percorso escursionistico che mi interessa, ma il sito cui rimanda non esiste più. Scrivo una mail al comune, ma nessuna risposta. Per carità, son passati solo pochi giorni, magari tra un mesetto, quando avrò finito le mie vacanze da qualche altra parte, mi arriveranno le informazioni chieste.

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Un lago dimenticato e misterioso

lago 1Nonostante siano ormai anni che girovaghiamo sui monti e nelle vallate del cuneese, rimango sempre colpito e affascinato da quanto questi luoghi continuino a offrire e a stupire. Riescono a mantenere in noi l'entusiasmo di un bambino alle prime uscite, di quando si apre un mondo tutto nuovo e fa scattare dentro di noi quella voglia di vedere e andare oltre. Ebbene, queste montagne sanno ancora regalarti queste emozioni perché, quando pensi che ormai non abbiano più segreti da svelare..scopri invece che hanno sempre qualche perla chiusa in un cassetto!

Circa un anno fa o poco più, stavamo girovagando sui monti del vallone di Riofreddo, vallata secondaria della bellissima Valle Stura. Eravamo intenti a eseguire il giro ad anello dei conosciuti laghi Martel, Nero e Aver.. quando la nostra attenzione è stata attirata da una vallata  solitaria alla base della Testa delle Novelle, proprio di fronte a noi.(dx orografica del vallone di rio freddo).Non so perché ma ci aveva subito ispirato e incuriosito. Era chiaro che si trattasse di una vallata poco frequentata e isolata anche perché, come ben sanno chi frequenta queste zone, non vi è alcun cartello o traccia evidente che vi conduca. Avendo un ottimo punto di osservazione c'eravamo già fatti un'idea sul percorso da seguire il giorno che ci saremmo stati, non sapevamo quando…ma di sicuro saremmo andati!Finalmente, un anno dopo, arriva l’occasione..e come ogni gita che si rispetti, con la cartina alla mano, volevamo osservare più attentamente la  nostra destinazione per capire in quali luoghi ci potesse condurre questo itinerario..,quali cose poteva offrire. Solo in questo momento colpì la nostra attenzione la presenza di un lago senza nome, situato in un angolo nascosto a monte della vallata.. Una piacevole sorpresa che alimentò in noi la voglia di andare.

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