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L’autunno in Val Maira

i colori dellautunnoA guardarla con gli occhi del fotografo (amatoriale!) l’autunno è decisamente la mia stagione preferita. Con gli occhi dell’escursionista, meno... l’inverno si avvicina e lo confesso, non lo amo particolarmente. Ma preferisco godermi quello che ho piuttosto che lamentarmi per quello che mi aspetta, quindi anche quest’anno sono deciso a godermi i colori dell’autunno!
Il meteo non è stato troppo clemente, in effetti: pioggia e temperature piuttosto basse cui per fortuna hanno fatto da contraltare poche splendide giornate di sole. Indovinarle non era facile, ma ogni tanto mi è capitato.

Ed è cosi che la scorsa settimana mi ritrovo a percorrere una tappa dei Percorsi Occitani, in Val Maira, da San Michele di Prazzo a Elva. Si tratta di una delle mie escursioni per metà di piacere e per metà di lavoro: devo fare il rilievo della tappa per il prossimo libro cui sto lavorando. Ma si tratta pur sempre di un lavoro piacevole.

La partenza è a San Michele di Prazzo, proprio presso la parrocchiale. Salgo a monte del paese e poi mi inerpico subito su un ripido sentiero nel bosco fitto fino a ritrovare la stradina asfaltata che serve alcune delle molte borgate del comune di Prazzo. Percorro la strada per poco, perché mi infilo subito tra le case di Allemandi. Attraverso la graziosissima borgata e continuo a salire su una sorta di pista inerbita; questa mi conduce su una più ampia strada sterrata, che prosegue la sua salita quasi rettilinea verso nord nord-ovest. Quando la strada svolta a destra per il Colle Conciuffre, proseguo innanzi su una altrettanto comoda pista a fondo naturale.
Muoversi su carrarecce è spesso piuttosto noioso per l’escursionista, ma non in questo caso: bellissimi lariceti e panorami che vanno man mano aprendosi sul Monte Chersogno non lasciano indifferenti e, anzi, poter incedere senza dover guardare i propri scarponi ad ogni passo fa quasi apprezzare il trovarsi a camminare su una rotabile.
La pista riceve da sinistra il sentiero proveniente da Ussolo via Castiglione e poi transita poco a valle del Colle San Michele, raggiunto in un paio di minuti su un ampio sentiero.

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Le nevicate ottobrine sulle nostre montagne

Rifugio Balma 1Le abbondanti nevicate che negli scorsi giorni hanno interessato gran parte delle nostre montagne, si sono probabilmente mal conciliate con i bollenti tepori che l’estate da poco terminata ha disseminato per l’intero territorio nazionale.

Dopo un mese di settembre tutto sommato gradevole e mite poi, in pochi si sarebbero verosimilmente aspettati un improvviso anticipo d’inverno per le quote di media montagna, concretizzatosi in particolare nella notte tra l’1 e il 2 ottobre scorsi. Un minimo di bassa pressione centrato sul Mar Ligure, ha infatti apportato precipitazioni copiose su tutto l’arco alpino cuneese, insistendo soprattutto nella zona delle Alpi Liguri, dove le strumentazioni meteorologiche hanno rilevato fino ad 80/100mm di pioggia in 24/36 ore circa. Ciò che più di ogni altra cosa, però, ha colto di sorpresa anche i frequentatori di montagna più assidui, è stato il manto nevoso depositatosi abbondante oltre i 1600/1700m di quota.

 

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La Cima dei Laghi

e138f16La stagione turistica estiva volge al termine e finalmente ho la possibilità di dedicarmi a qualche escursione di piacere. Beh, a dirla tutta, metà di piacere e metà di lavoro, perché settembre e ottobre sono mesi che di solito riservo ai sopralluoghi per qualche libro in via di preparazione.Questo non impedisce però di poter scegliere mete e itinerari mai percorsi, o di tornare in luoghi particolarmente apprezzati.

Approfittando di una giornata di sole, a inizio settembre mi sono dunque messo in cammino per la Cime des Lacs, situata proprio sopra il Refuge des Merveilles.
La partenza avviene dai pressi del Lac des Mesches, a circa 1400 metri di quota. Per raggiungere questo bacino artificiale, bisogna attraversare il traforo del Colle di Tenda, poi scendere in Val Roya fino a Saint Dalmas ed infine risalire in direzione di Casterino fino al suddetto lago.
La camminata, almeno all’inizio, è lunga ma non faticosa. Segue per chilometri una vecchia rotabile ex militare finché non ci si trova davanti al dilemma se proseguire sulla rotabile, comoda ma lunga, o abbreviare il percorso tagliando parecchi tornanti con un sentiero abbastanza ripido. Almeno in salita suggerisco la seconda ipotesi: il sentiero fa guadagnare quota più i fretta e riporta sulla rotabile non molto distanti dal Refuge des Mereveilles.

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La biodiversità floristica delle Alpi Sudoccidentali

stazione botanicaNelle scorse settimane si è già fatto accenno alla caratteristica posizione geografica occupata da una parte delle Alpi Cuneesi, elegantemente incastonata tra la Pianura Padana e il Mar Ligure. Proprio da questa particolare ubicazione, discendono tra le altre cose le condizioni climatiche piuttosto inusuali che interessano le Alpi Liguri e le Alpi Marittime, con regimi nivometrici abbondanti ma temperature medie relativamente miti.

Un connubio (quello tra geografia, clima e geologia) che è tuttavia alla base dell’eccezionale tasso di biodiversità floristica che si registra tra il massiccio del Marguareis e quello dell’Argentera, sedi non a caso del Parco Naturale del Marguareis appunto e del Parco Naturale delle Alpi Marittime, oggi riuniti sotto un unico ente di gestione. Tra i due areali, infatti, è possibile riscontrare circa 1492 specie vegetali differenti, pari a quasi un quarto dell’intera flora censita in Italia, a testimonianza dell’altissimo patrimonio naturalistico custodito dalle nostre montagne.

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Uno sguardo originale sulle Alpi Marittime

Foto gruppoIn dodici anni passati a fare la Guida del Parco delle Alpi Marittime ho vissuto molte esperienze interessanti. Si conoscono tante persone, si ascoltano tante storie, specialmente durante le lunghe discese; in salita, non so com’è, ma il silenzio prevale...

Eppure quest’anno mi è capitata una opportunità decisamente fuori dal comune: accompagnare quattro giovani artisti (più due “aspiranti”) invitati dal Parco per un trekking di una settimana. L’intera traversata dell’area protetta, da rifugio a rifugio. A ritmi insolitamente lenti, trattandosi di un trekking, per lasciare ai partecipanti il tempo necessario per immergersi nella natura, ascoltare il rumore dei propri passi, godere dei maestosi panorami, farsi raccontare dalla guida storie di re, di soldati, di piante arrivate dal freddo e stambecchi riportati laddove erano sempre vissuti.

Con un unico obbiettivo: raccontare il Parco in modo originale, diverso dal solito, con l’occhio dell’artista!

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