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Dalle Alpi al Mare

MentonOk. Approfittate di queste prime righe per criticare il fatto che mi sto facendo pubblicità. Anche se, giunto al sesto libro, posso garantire che l’interesse in pubblicazioni legate alla montagna non è certo economico... E anche se, chi mi conosce, sa che riesco a mantenere una certa obiettività perfino in argomenti che mi riguardano.

E’ uscito, prima in edicola, poi in libreria, il mio ultimo lavoro, Dalle Alpi al Mare, guida escursionistica di un trekking in sedici giorni che collega Sant’Anna di Valdieri a Menton. Il trekking non ha ancora un nome, qualcuno ipotizza “Il sentiero del Patrimonio”, altre idee sono ben accette. Ma ha una sua ragione, un suo “carattere”. Attraversa tutti e quattro i parchi naturali (Alpi Marittime, Mercantour, Marguareis, Alpi Liguri) che si trovano nelle Alpi sud-occidentali, ed attraversa un territorio che ha deciso di avanzare la propria candidatura a diventare Patrimonio dell’UNESCO. L’iter burocratico che porterà o meno a raggiungere tale riconoscimento è lungo e complesso: si parla qualche anno. Ma i sentieri sono già lì, belli e pronti per essere gustati.

Se per l’idea del trekking transfrontaliero bisogna ringraziare Michela (Associazione Ecoturismo in Marittime), e per l’ideazione del percorso Nanni (Parco Alpi Marittime), se oggi qualche persona curiosa si ritrova la guida da sfogliare tra le mani è perché, nello scorso autunno, le suole dei miei scarponi si sono assottigliate di circa 400km! Tanti ne sono serviti per verificare tutti i sentieri e introdurre alcune (poche!) modifiche al tracciato pensato a tavolino.

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Sui sentieri dei Lupi

sui sentieri del lupoLa cooperativa Montagne del Mare propone, dal 28 al 30 Agosto, un trekking tutto dedicato al LUPO, il predatore delle nostre montagne.

Dopo numerosi scontri e disavventure con l’uomo, il Lupo è riuscito a riconquistare la sua posizione nell’ecologia del nostro Paese.
Le prime segnalazioni del 1992 sulle Alpi francesi hanno fatto nascere numerosi progetti per capire chi fosse quest' animale. Tra questi, nel 2004 nascono il centro “Alpha, les loups du Mercantour” e nel 2010 il centro “Uomini e Lupi”, primi centri nell’Alpi Occidentali interamente dedicati al predatore.

Con questo trekking ci proponiamo di ripercorrere alcuni dei sentieri che questi animali hanno sfruttato per svolgere la loro dispersione così da avvicinarci al mondo dei Lupi a 360°.
Un percorso di tre giorni alla scoperta della loro biologia, la storia e le leggende che accomunano l’anima del lupo a quella dell’uomo.
Programma:

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Riconoscere le nubi per comprendere i cambiamenti del tempo – Parte seconda

grafico nubiStratus (St): strato nuvoloso basso, grigio e uniforme che interessa spesso le medie e basse vallate alpine durante i mesi invernali in concomitanza con l’inversione termica. Le vette sono quasi sempre libere e soleggiate. Non dà origine a precipitazioni degne di nota se non a pioviggini localizzate.

Cumulus (Cu): nube individuale, tipica dei processi convettivi dell’atmosfera. La base è tendenzialmente piatta, mentre la parte superiore ricorda un cavolfiore. Suddiviso ulteriormente in tre categorie: Cu humilis (con estensione orizzontale maggiore di quella verticale); Cu mediocris (con estensioni orizzontali e verticali simili), Cu congestus, con estensione verticale decisamente superiore a quella orizzontale. Essendo sintomo di instabilità, può dare origine a rovesci o temporali localizzati e forti, ma non finché i suoi bordi rimangono ben visibili.

Cumulunimbus (Cb): nube del genere Cumulus di grandi dimensioni, formata da diverse torri che rappresentano le diverse termiche che si spingono verso l’altro. La sua parte superiore è sfumata, poiché composta prevalentemente da particelle di ghiaccio, che si estendono in orizzontale quando incontrano la barriera della tropopausa (Cb capillatus). É sempre sinonimo di rovesci temporaleschi di forte intensità con eventuali fenomeni grandigeni associati.

Nimbostratus (Ns): è simile allo Stratus, ma presenta uno spessore decisamente superiore. Per definizione è accompagnato da precipitazioni più o meno forti.

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Riconoscere le nubi per comprendere i cambiamenti del tempo – Parte prima

blog nuvoleUn ambiente poco antropizzato come quello montano, può spesso riservare insidie o pericoli più o meno gravi, specie per coloro che (abituati ad una zona urbana e quindi assuefatti a rumori o moti di poco conto) hanno sviluppato negli anni una bassa percezione del rischio. A differenza della città, infatti, nel territorio alpino anche il movimento naturale più leggero può essere indice di un cambiamento repentino tale da mettere a rischio l’incolumità di alpinisti ed escursionisti. Proprio per questa ragione, allora, diviene particolarmente importante la cosiddetta pianificazione, da attuare magari applicando la celebre regola del 3x3 sviluppata dallo svizzero Werner Munter. La pianificazione sul posto in particolare, implica una certa sensibilità verso il mutamento delle condizioni meteorologiche, leggibile ad esempio attraverso determinate tipologie di nuvole. Tralasciando i processi fisici alla base di queste ultime, conoscere almeno genericamente la classificazione delle nubi può agevolare la comprensione del tempo in atto, ipotizzandone l’evoluzione e adottando nel caso le adeguate precauzioni. Di seguito, quindi, le tipologie più frequenti e indicative:

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Buona fortuna Gipeti!

gipeto per blogImplacabile predatore di ovini: questa la tremenda fama che si era guadagnato il gipeto, meglio conosciuto come avvoltoio degli agnelli, tanto che durante il regno di Umberto I e Vittorio Emanuele III una taglia ne incentivava gli abbattimenti.
Gypaetus barbatus è il suo nome scientifico, che deriva dal greco gyps (avvoltoio) e da aetos (aquila), e non ha mai predato nemmeno una mosca!
Con una apertura alare che può raggiungere i 285 cm, ed un peso che può superare i 6kg, il gipeto è un eccezionale veleggiatore, in grado di sfruttare anche la minima corrente ascensionale. Necrofago, si nutre solamente di carcasse di animali, in prevalenza ungulati selvatici e domestici; divora in prevalenza ossa, cartilagini e legamenti, trasportando in volo le ossa più grandi per poi frantumarle lasciandole cadere sulle rocce. Monogamo e longevo (può arrivare a 20 anni di vita, quasi il doppio in cattività) il gipeto è solito nidificare sulle pareti rocciose tra i 1000 e i 2000m di quota.

Come è possibile dunque spiegare un simile accanimento contro una specie assolutamente inoffensiva? Leggende, voci, ignoranza sull’ecologia di questo splendido animale hanno provocato l’estinzione del gipeto dall’intero arco alpino: pare che l'ultima uccisione risalga al 1913 in Valle d'Aosta.

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