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La segnaletica escursionistica in Provincia di Cuneo

foto 1 bisQuando ho incominciato a girovagare per i sentieri della provincia, le paline segnavia erano una mera illusione, nel senso che spesso ci si illudeva di scorgerne una da lontano, salvo poi rendersi conto, avvicinandosi, che di tutto si trattava fuorché di una indicazione sul sentiero da percorrere.
Ci si affidava alle tacche di vernice e alla cartografia IGC in scala 1:50.000.
Le tacche erano un po’ di tutti i colori, rosse e arancioni in prevalenza, ma non mancavano i sentieri segnalati in blu e in giallo. Non so perché, ma quelle arancioni le ho sempre considerate le più affidabili...
Per essere certi di trovarsi sul sentiero giusto bisognava confidare nel codice del sentiero: una lettera seguita da un numero, N16 per fare un esempio. Le carte ICG, che a quei tempi non avevano certo la precisione di oggi, riportavano scrupolosamente il codice dei sentieri principali. Sulla carta tuttavia, nello spazio di un paio di centimetri, i sentieri principali erano circondati da un'intricata matassa di altri sentieri, innominati; discernere su quale di essi si stesse effettivamente camminando non era impresa semplice.
I codici, dicevo. Ecco, di tanto in tanto, intercalato a decine di tacche arancioni, compariva un bel riquadro con al centro il tanto desiderato codice, dipinto a vernice con dimensioni a prova di miope su un masso provvidenziale. Gli occhi quasi s' illuminavano per la commozione. Commozione che diventava invece incontenibile quando, giunti alla fine del sentiero, alla meta dell’escursione, si trovavano tre grosse frecce dipinte, tutte convergenti ad indicare uno stesso punto, tutte con al loro interno il meraviglioso codice. Eravamo arrivati, e al posto giusto!


foto 2 bisQuando si era proprio fortunati, a fianco alle tre frecce si trovava una scritta con il toponimo del luogo. Ricordo che il primo che trovai fu “Colle dei Morti”: non lo ritenni di buon auspicio,                                all’epoca, salvo poi imparare negli anni il significato e l’origine di toponimi simili.
Devo confessare che in quegli anni avevo a disposizione una fenomenale arma segreta: si chiamava Guida ai sentieri della Provincia di Cuneo, o qualcosa di simile. Era una raccolta di schede, 120 in tutto, quasi una per ogni sentiero: su un lato una cartina dettagliata disegnata a mano, sull’altro la descrizione del, o dei sentieri presenti sulla cartina. Ogni sentiero con il suo codice in bella mostra. Una guida stampata negli anni ‘70, credo, recuperata nello scaffale di qualche amico della quale mi ero fatto una fotocopia (motivo per cui, non avendo copia della copertina, non ricordo né il titolo né l’anno di stampa); una guida geniale, per l’epoca, e un’idea sventuratamente mai più ripresa dall’editoria di montagna: una scheda per sentiero, bastava portarsi dietro quella, anziché un intero libro, per avere cartina e descrizione, semplice, pratica, leggera. Ci si tornerà penso con gli smartphone, quando le applicazioni di realtà aumentata saranno più diffuse di quanto lo siano ora e ciascuno si porterà sul proprio telefonino la scheda del sentiero su cui sta camminando, con traccia GPS e informazioni sui toponimi ed altro che “magicamente” appaiono sovraimpressi sulla fotografia del paesaggio che ci circonda. Infinitamente pratico, decisamente meno poetico. [fine prima parte]                                                                                                                                                                                           
Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it 

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