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La segnaletica escursionistica in Provincia di Cuneo (2)

d154f33Ma non divaghiamo. Alla fine degli anni ottanta compare la Grande Traversata delle Alpi (GTA), e con essa una piccola rivoluzione nella segnaletica: anziché le caserecce tacche a vernice, un po’ “rustiche” come già accennato, compaiono eleganti tacche bicolore, bianco-rosse; due strisce ben dipinte, affiancate, e intercalate di quando in quando da una bandierina, una placchetta metallica rosso-bianco-rosso con al centro, ben stampato, il logo della GTA. Per carità, anche così segnalato il percorso, capitava di perderlo ugualmente, ma in quegli anni a camminare lungo la GTA ci si trovava veramente in pochi e alcuni tratti di sentiero venivano spesso inghiottiti dalla vegetazione o cancellati dalle mandrie al pascolo.
Sono poi arrivate le paline segnavia, in legno pantografato, con belle frecce esplicative sulle direzioni da seguire e le mete da raggiungere. Confesso che ho sempre apprezzato quelle alla partenza dei sentieri, perché ancor oggi, in assenza di indicazioni, è il momento dell’escursione che scatena i maggiori dubbi. Lungo la strada, ai bivi, le paline sono anche utili, ma con le cartine di oggi, decisamente migliorate, sono forse meno fondamentali.
Anche i segnavia hanno subìto il fascino delle mode e, con la comparsa dei percorsi a tappe, sono comparsi anche segnavia multicolore: tacche rosso-blu, giallo-verde, rosso-giallo, ecc., ad identificare univocamente uno specifico percorso.
Negli anni passati quasi nessuno, associazioni, comuni, comunità montane, enti assortiti, ha resistito alla tentazione di segnalare i sentieri sul proprio territorio. Ha avuto così inizio la babele della segnaletica escursionistica: paline di ogni foggia e colore, loghi assortiti, codici bizzarri assegnati ai sentieri. Segnaletiche locali che ho definito “endemismi ristretti”, rubando un termine alla botanica.
Poi sono arrivate le gare in montagna, a piedi, in mountain bike, e con esse i segnavia tracciati sul terreno apposta per la competizione. E poi si è cominciato a dare un nome ai sentieri, per dedicarli e ricordare persone che alla montagna hanno probabilmente dedicato una vita. Il sentiero P99 che ho percorso fino a ieri da oggi si chiama anche sentiero Tizio Caio (sigla e nomi rigorosamente inventati per non far torto a nessuno); forse fa più effetto, ma il sentiero è lo stesso del giorno prima.


Una babele, si diceva. Cui la Regione Piemonte decide di porre un freno all’inizio degli anni 2000, cercando di stabilire delle regole anche per la tracciatura dei sentieri. Cosa buona e giusta, non tanto per il frequentatore abituale quanto per il turista che, finalmente, si troverà di fronte una segnaletica escursionistica uniforme e comprensibile.
Ed in effetti le disposizioni regionali sono particolarmente precise, arrivando perfino a stabilire le dimensioni in centimetri delle tacche segnavia dipinte sul terreno: il legislatore perdonerà, credo, i poveri tracciatori se dovessero contravvenire alle disposizioni di legge, ma solo per colpa di quelle antipatiche pietre che non sempre sono così lisce ed uniformi come la normativa prescriverebbe...
I colori scelti sono il bianco e il rosso, che consentono una buona visibilità in quasi tutte le situazioni (inutile dire che anche i colori utilizzati, il tipo di bianco e il tipo di rosso, sono normati per legge). La segnaletica verticale sarà costituita da paline con cartelli bianchi ed inserti rossi, riporteranno meta finale ed intermedie del sentiero, ecc, ecc. La segnaletica orizzontale sarà costituita da tacche bianco-rosse affiancate (ricordate quelle della GTA?). E siccome ora tutti i sentieri avranno tacche bianco-rosse, diventa fondamentale la cosiddetta segnaletica di continuità, quella che ci dice su che sentiero ci troviamo. Quindi di tanto in tanto sul terreno, e sempre sulle paline, dovrà essere riportato il codice del sentiero (ricordate il codice del sentiero dipinto in un riquadro arancione a vernice?).
I sentieri sono ora accatastati in un apposito catasto e, per gli addetti ai lavori, il codice che individua un sentiero è a prima vista piuttosto indecifrabile: ad esempio ECNAP040000. Per i curiosi inguaribili una veloce spiegazione si trova qui; per tutti gli altri basta notare che all’interno del codice si trovano anche tre particolari caratteri, P04, che altro non sono che il vecchio codice utilizzato per individuare i sentieri (ricordate la lettera seguita da due numeri?). Bene, a questo punto svelerò anche che la lettera, utilizzata in Provincia di Cuneo, sta a indicare la valle (o il versante della valle) in cui si trova il sentiero: si parte dalla A per la Val Tanaro e si finisce con la V per la Val Po. In Val Tanaro avremo ad esempio il sentiero A07, in Valle Po il V14 e in Valle Gesso il già citato N16.
Cari escursionisti, tutto risolto dunque! Da oggi potrete girovagare per sentieri avendo in pugno la segnaletica... beh forse... Purtroppo non c’è legge senza deroga, e non sempre le leggi vengono seguite alla lettera... Per cui capita che nel Parco delle Alpi Marittime la segnaletica sia stata (lecitamente) uniformata con il confinante e gemellato Parc National del Marcantour diventando, almeno per le paline, di un bel giallo canarino, e c’è chi ancora oggi, ad anni dall’entrata in vigore della legge, traccia sentieri con anacronistici (e illeciti) bolli blu.

 

Roberto Pockaj
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

Tags: Roberto Pockaj, Provincia di Cuneo, Segnaletica escursionistica,

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