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La "Balconata" non tradisce mai

Santo Sudario ad Albra 2Ho messo in calendario la prima escursione senza ciaspole in Val Tanaro, perché dopo tanta neve avevo voglia di una piacevole passeggiata al sole e tra i prati. Quasi a tentare di beffarmi, il meteo mi ha riservato l’ennesima nevicata, proprio nel giorno di Pasqua. Ma ero abbastanza confidente: la meta scelta mi metteva al riparo da qualsiasi nevicata di aprile...

E così mi incammino per l’abituale sopralluogo: la partenza è presso la vecchia stazione di Eca– Nasagò, che a molti dirà ben poco. Si trova qualche chilometro prima di Ormea, salendo da Ceva. Ormai abbandonata, come l’intera linea ferroviaria, ha ancora un piccolo spiazzo dove poter lasciare la macchina.Solo qualche metro lungo la statale e, presso una fontana, inizia il sentiero che s’inerpica verso Eca. Si tratta del raccordo che conduce all’inizio del percorso vero e proprio della “Balconata di Ormea”.

 

La Balconata si snoda per circa 40km sul versante sinistro orografico della Val Tanaro, ma le mie intenzioni non sono bellicose. Ne percorrerò solo un tratto, fin oltre Villaro, per poi calare su Ormea: dalle 3 alle 4 ore, a seconda dell’andatura.La salita, dicevo, all’inizio abbastanza ripida, tocca la minuscola ma graziosissima borgata di Santa Libera, quasi interamente recuperata e sede dell’omonima chiesetta. Poi prosegue fino a San Giacomo di Eca, borgata che anche in questo caso prende il nome dalla cappella.

Qui ha inizio il tracciato della Balconata; il tratto che voglio percorrere ha una splendida esposizione a sud, non si spinge oltre i 1200 metri di quota ed è l’ideale all’inizio della primavera. Non lo consiglio in piena estate, per le temperature veramente elevate, mentre torna di nuovo un’ottima scelta nelle (altrove) pungenti giornate autunnali. La bella mulattiera punta ad ovest, guadagnando ancora un po’ di quota fino alla borgata Vacieu, dove nella piazzetta trovo la fontana, un forno ed un pilone votivo restaurato.

La borgata è raggiungibile in auto con una strada sterrata, e questo spiega le abitazioni quasi tutte riattate e frequentate. A piedi invece continuo a salire, seppure senza sforzi eccessivi, per raggiungere Carià (o Cariò), minuscola borgata dal fascino particolare: un insieme di ruderi che circondano un’unica abitazione restaurata. I cui proprietari tengono l’intera borgata come fosse un giardino: ecco allora che ci si sposta tra praticelli curatissimi e vere esplosioni di colori, con narcisi e tulipani sapientemente disseminati qua là, tra aiuole naturali e resti di muri in pietra secolari.

Impossibile non fermarsi presso la fontana, ad ammirare questo connubio quasi surreale tra passato, presente e, chissà, futuro.Abbandonata Carià scendo brevemente fino ad Albra, dove mi accoglie la bella chiesa del Santo Sudario, tutta in pietra, in posizione realmente incombente sul resto della borgata. Inevitabile soffermarsi sotto il piccolo ma panoramicissimo porticato. Sceso tra le case, proseguo ora su sentiero, nell’unico tratto appena più scosceso dell’intero percorso: mi calo nell’impluvio, roccioso ed incassato, del Rio Peisino, per poi uscirne sul versante opposto ormai in vista di Villaro.

Supero anche questa borgata, circondata da vecchi castagneti e imponenti terrazzamenti e, attraversate le poche case di Lunghi, abbandono il tracciato della Balconata per calarmi su Ormea. Qui purtroppo termina la pressoché perfetta segnaletica verticale della Balconata (complimenti al CAI di Ormea!), e scendo affidandomi alle rarissime placchette della Via Alpina (e ai più frequenti segnavia bianco-rossi). Ma il percorso non è difficile: sentiero, sterrata, stradine asfaltate e poi il centro storico di Ormea, un vero labirinto, dal quale esco sempre in un punto diverso. Ma poco importa: è decisamente piacevole spostarsi tra questi vicoli tortuosi che ricordano come questa terra sia legata alla Liguria.

La macchina è rimasta a Nasagò e non resta che aspettare, proprio davanti alla stazione ferroviaria dismessa, che passi la corriera che mi riporta indietro.Le aspettative non sono andate deluse: sole, caldo e, nelle ore centrali della giornata, anche le prime maniche corte della stagione.

Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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