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C'è spazio per tutti

blog bisDal 23 maggio al 2 giugno c’è la “Settimana dell’Escursionista”. In realtà dura quasi due settimane, ma non ci formalizziamo. E’ un’ottima iniziativa per promuovere le nostre montagne. Piuttosto converrebbe riflettere se sia stata collocata temporalmente nel periodo giusto: a fine maggio i rifugi sono ancora chiusi, molti sentieri sono ancora coperti di neve e in una provincia, dove le montagne giocano un ruolo rilevante nell’ambito turistico, la Settimana dell’Escursionista finirà per guardarle, le montagne, abbastanza da lontano.
Pazienza, meglio che niente! Da buon Accompagnatore Naturalistico supporto l’iniziativa e propongo alcune escursioni guidate nei giorni dell’evento. O meglio, avrei voluto proporre...

Una delle mete che avevo scelto era il Rifugio Manolino, in Val Casotto. Come quasi sempre accade, mi reco a fare un sopralluogo sul sentiero per verificarne le condizioni. E qui incomincia lo stupore...

 

La partenza era ipotizzata al Castello di Casotto, ex certosa, ex residenza sabauda, interamente ristrutturata dalla Regione Piemonte. Inesorabilmente chiusa da anni senza sapere quando si potrà visitare di nuovo: ho interpellato quasi tutti, dalla Pro Loco di Garessio all’URP del Consiglio regionale del Piemonte, senza avere una notizia utile.

La vecchia strada (poi mulattiera) che dalla Correria porta alla Cappella di San Rocco, che ho percorso centinaia di volte anche con le ciaspole, adesso è chiusa per far spazio all’allevamento di asine da latte. Peccato, il pascolo delle asine sarebbe la soluzione perfetta per tenere pulito il percorso dalla vegetazione erbacea qui assai invadente: lasciare un passaggio di un metro per gli escursionisti consentirebbe a tutti di fruire di un itinerario assai piacevole nonché molto utile, senza per questo togliere spazio agli animali. L’alternativa per collegare a piedi il bel Borgo di Valcasotto (con le sue stagionature, il mulino napoleonico, …) resta ora la pericolosa (per i pedoni!) strada provinciale per la Colla di Casotto... o il giro tortuoso per Cascina La Grangia.

E pensare che all’inizio dei lavori ero stato anche contattato da un architetto della Regione per capire come rendere fruibili i sentieri attorno al castello!

Rinuncio alla partenza dal Castello e mi sposto in auto a Valcasotto. Qui m’incammino per la strada sterrata che, alternandosi a qualche breve tratto di sentiero, risale la Valcalda. Scopro ben presto che le due passerelle in tronchi che scavalcano il Rio di Moscardina versano in precarie condizioni: nella prima il corrimano è divelto e inclinato sulla passerella ad ostacolare il passaggio (lo sposto a fatica); nella seconda è stato sostituito da uno spezzone di corda che però, non appena ne saggio la tenuta, si trascina dietro anche i rami che lo sorreggono.
Nessun problema, passo sui tronchi senza corrimano: ma quando si porta in montagna un gruppo le prospettive cambiano parecchio rispetto a quando si è da soli...

Proseguo lungo la strada che dovrebbe trasformarsi definitivamente in sentiero, ma ciò non accade. La pista da esbosco si è mangiata un’altra fetta di sentiero (ed esiste una legge regionale che vieta la modifica dello stato di fatto dei sentieri!). Ad un tornante, l’apertura della pista ha provocato una frana con parecchi metri cubi di fango scesi sulla sede stradale, creando un passaggio più adatto ai gambali da pescatore che agli scarponcini da trekking. Poco oltre, quando finalmente la pista termina e si cammina su sentiero, ormai nei pressi di Pian Marlà, una decina di faggi, presumo in attesa di venire rimossi, sono stati lasciati proprio a cavallo del sentiero stesso, costringendo a faticose deviazioni lungo ripidi versanti (e rendendo assai difficile l’individuazione del sentiero per chi proviene in senso opposto).
Mi resta ancora un guado scalzo per l’acqua abbondante del periodo e finalmente arrivo al Rifugio Manolino. Ma solo io. La prevista escursione per la Settimana dell’Escursionismo la farò altrove, anche se conosco almeno altre tre vie per arrivare al rifugio.

Morale: ben venga l’allevamento di asine, accettiamo il taglio del bosco (con criterio) se questa è una risorsa economica in un periodo di crisi, ma, se parliamo di economia, anche il turismo outdoor costituisce una notevole risorsa. Cerchiamo di non penalizzarla: in montagna c’è spazio per tutti, basta avere un po’ di attenzione e rispetto anche per chi la frequenta – il più delle volte – senza lasciare traccie del suo passaggio. E forse per questo viene troppo spesso ignorato.

Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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