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L’inversione termica nelle doline

Carsene 1Sarà capitato a qualsiasi escursionista di scorgere accanto all’itinerario che sta percorrendo, un qualche avvallamento più o meno esteso dal diametro e dalle forme variabili, custode in tarda primavera degli ultimi residui di neve o caratterizzato, in piena estate, da piante erbacee più verdeggianti e sviluppate.

Sulle Alpi Liguri in particolare la densità di tali morfologie è decisamente elevata, alla luce delle peculiarità geologiche della zona: la prevalenza di rocce ricche di carbonato di calcio, infatti, favorisce la formazione di quelle che in ambito scientifico sono conosciute con il nome di “doline”. Quest’ultimo toponimo, di origine slovena ed indicante letteralmente una “valle”, trova riscontro anche nella letteratura anglosassone, dove tuttavia viene spesso sostituito dalla locuzione “frost hollow” (= cavità fredda), in virtù di comportamenti meteo-climatici piuttosto insoliti ed estremi.

 

profondo 2In prossimità di doline ampie e dal fondo piatto, si può in effetti assistere a fenomeni termici inaspettati ed estremizzati, effigi più evidenti della cosiddetta inversione termica. Come molti di voi sapranno, in condizioni di tempo stabile e soleggiato quest’ultima comporta temperature più fredde in pianura che in alta valle ed è alla base, tra le altre cose, delle nebbie invernali che attanagliano la Pianura Padana. Senza entrare troppo nei dettagli della fisica dell’atmosfera, si tenga però presente che l’aria fredda in determinate circostanze assume caratteristiche comportamentali simili ad un fluido, accumulandosi quindi in un avvallamento, in una fessura del terreno e, ovviamente, in una dolina.

Potrà così capitare durante le prime ore dell’alba di notare all’interno di una depressione morfologica di una certa dimensione, della brina, del ghiaccio o un sottile strato di nebbia, il tutto circoscritto però al fondo della stessa. Un lago d’aria fredda ancorato al terreno, insomma, capace di dar luogo ad un gradiente termico addirittura di 1°C ogni metro di dislivello, che in passato ha trasformato non a caso queste zone in veri e propri freezer naturali, utili per conservare cibi e alimenti. Ambienti affascinanti e da scoprire anche dal punto di vista botanico, con periodi vegetativi e spesso popolamenti differenti tra bordo esterno e aree interne, proprio per il numero e l’intensità delle gelate altamente variabili.

Tra le tante doline dislocate sul territorio, meritano infine di essere qui menzionate quella del Profondo in Valle Tanaro ad oltre 2400m di quota, la Conca delle Turbiglie a Pamparato, la Bassa di San Salvatore a Montaldo Mondovì, la Conca delle Carsene in Valle Pesio e gran parte dell’Altopiano della Gardetta in Valle Maira.

Gabriele Gallo (vicepresidente)                                                       Immagini Gabriele Gallo
Ass. Onlus Meteo Network

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