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Il Vallone degli Arbergh

Primula marginataIncominciamo subito dal toponimo, Arbergh, che nel tempo ha subito una italianizzazione quantomai azzardata in Alberghi.
Qui in Val Vermenagna, nel vallone a monte di Palanfrè, di alberghi proprio non ce ne sono. Al massimo, l’accogliente rifugio escursionistico proprio in mezzo alle case della piccola borgata. Eppure sulle carte topografiche compaiono il Lago degli Alberghi e il Vallone degli Alberghi. Il “mistero” si spiega in fretta: dalla denominazione originaria, forse di radice celtica, Arbergh, si è passati ad Albergh ed infine ad Alberghi, abbandonando tuttavia il vero significato del termine: gli Arbergh sono le abitazioni in quota, gli alpeggi diremmo oggi, ad indicare un vallone utilizzato nella bella stagione per far salire all’alpe le mandrie.

Ma toponimi a parte, il Vallone degli Alberghi (o degli Arbergh, scegliete voi) merita di essere visitato per i bei laghi che ospita.
L’escursione parte proprio dalla borgata di Palanfrè, dove la stradina asfaltata che corre ai piedi delle case diventa presto a fondo sterrato. Poco oltre le ultime abitazioni la sterrata piega a destra ed una comoda mulattiera prosegue invece in piano verso sud.
Quest’ultima è la direzione da seguire, attraversando un boschetto di faggio su un soffice letto di foglie secche che da solo varrebbe già l’escursione.

 

Oltre il Gias Piamian il sentiero si biforca: le continue piccole frane e il rischio di qualche pietra che potrebbe cadere dall’alto obbligano a tenere il ramo di sinistra, più lungo e tortuoso, ma decisamente più pittoresco con il suo serpeggiare tra i faggi. Questa recente variante si unisce nuovamente al vecchio tracciato più in quota.
Lungo un incassato vallone, tra pini montani, dove le acque del torrente scompaiono nel sottosuolo, si giunge ad una ulteriore biforcazione: qui ha inizio “l’anello dei laghi”, che unisce i Laghi del Frisson con quello degli Alberghi. Teniamo la destra a salire, superando il vicino Gias Vilazzo. Oltre il gias il sentiero guadagna rapidamente quota e giunge al Lago inferiore del Frisson. I meno pigri possono seguire una delle numerose tracce che, in una decina di minuti portano al più piccolo Lago superiore del Frisson; e non è da scartare anche una puntatina al vicino Passo della Mena, che si affaccia con ottimi panorami sulla Valle Gesso.

I più pigri devono invece volgere i loro passi verso est lungo la traccia che aggira la dorsale che divide il Lago inferiore del Frisson dal Lago degli Alberghi. Si tratta di una traccia ben segnalata, ma non sempre agevole e con qualche tratto in pietraia. Giunti al Lago degli Alberghi, si segue in discesa il suo emissario fino ad immettersi sull’ampio sentiero proveniente dal Passo di Ciotto Mien e che riporta verso Palanfrè.
Il Passo di Ciotto Mien viene indicato a volte come Passo di Ciotto Mieu, ma è un’altra storia: non apriamo anche questo capitolo...
Apriamo invece il capitolo della fioritura primaverile: gli appassionati non resteranno delusi dalla presenza di primule, frittillarie, anemoni, pulsatille, genziane, orchidee e moltissime altre specie che colorano le praterie in quota.
Meno facile è indicare il periodo migliore per godere delle fioriture: la presenza o meno di neve e le temperature primaverili più o meno rigide possono spostare di alcune settimane il momento ideale per andare a scattare qualche bella foto.
Voi provate: l’escursione è decisamente piacevole e, in mancanza di fiori, tornerete volentieri per un secondo tentativo!

Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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