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Le “Dolomiti” della Val Ellero

e097f22Non sono patrimonio dell’UNESCO, anche se l’attigua area dell’ex Parco del Marguareis – oggi Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime – potrebbe diventarlo.
Eppure alcune cime della Valle Ellero non sono per nulla dissimili dalle ben più note cime delle Dolomiti, distanti da qui centinaia di chilometri. Bancate calcaree di rocce chiare, che diventano bianche quando colpite dal sole, lavorate in superficie dall’erosione chimica e meccanica operata dall’acqua. quasi che uno scultore si sia divertito ad inventare sempre nuove forme.
Non parlo di un sentiero in particolare, in questo articolo. Piuttosto della testata della Val Ellero, con un generico invito a gironzolare e curiosare.
Mi limito pertanto ad alcuni spunti, confidando nelle fotografie allegate per invogliare il lettore e stimolarlo alla visita.

Parto dall’alba e da Pian Marchisio. Distese di pascoli, un placido torrente che li attraversa sonnecchiando, e una serie di pareti quasi verticali colpite dai primi raggi di sole: Punta Havis de Giorgio, Cima delle Masche, Cima delle Saline...
La luce è ancora debole ma quasi acceca il contrasto con l’ombra nella quale ancora ci si trova attraversando l’immenso pianoro.
Nei pressi del Rifugio Mondovì - Havis De Giorgio la prima opzione: raggiungere un luogo privilegiato per osservare l’intera displuviale Ellero-Pesio. E allora si prosegue lungo la sterrata agro-pastorale fino a Gias Gruppetti, dove, con un pizzico di intraprendenza, si punta decisi verso un piccolo valico poco frequentato.

e069f10E’ il Colle Brignola-Seirasso, fantasiosamente così chiamato perché si trova – indovinate un po’? - tra la Cima della Brignola e la Cima Seirasso. Il pizzico di intraprendenza è dovuto alle condizioni del sentiero, che per un ora e mezza s’inerpica lungo ripidi pendii pascolivi, tra tacche biancorosse non sempre evidenti, paline segnavia abbattute dalla neve (e forse anche dalle mucche), tracce che si dirigono un po’ ovunque (queste si, causate dalle mandrie) e tracce che di tanto in tanto svaniscono nell’erba.

Ma con il bel tempo e la dovuta dose di buona volontà si raggiungerà il valico: già la salita è ripagata dai maestosi panorami alle spalle, con la Cima delle Saline a farla da padrone (il Mongioie, vicino e anch’esso ben visibile, mostra da qui la sua parete più “normale”, quasi anonima).
E visto che chi ha raggiunto il valico rientra nella categoria degli intraprendenti, non avrà difficoltà a rimontare l’ultima rampa, questa volta senza percorso obbligato, che porta sulla Cima della Brignola, ottimo punto panoramico, con le “Dolomiti” ai vostri piedi!
La categoria dei meno intraprendenti potrà invece, giunti al Rifugio Mondovì, scegliere la seconda opzione: puntare a destra per Porta Biecai e il Lago Biecai. Porta Biecai dà accesso al vallone che termina al Colle del Pas, ma anche al valico di Porta Sestrera e da qui al Rifugio Garelli.
In primavera nel Lago Biecai si trova acqua, in estate... erba! SI tratta di un lago carsico, effimero, che riesce a riempirsi solo nel periodo del disgelo grazie allo scioglimento delle nevi. Nei dintorni del lago ci si può divertire a girovagare senza meta e senza sentiero, facendosi guidare solo dalla forma delle rocce: solchi, onde, strani disegni... ognuno può riconoscerci qualcosa di diverso...
Solo una piccola cautela: che ci si creda o no, molte delle rocce modellate dal carsismo sono affilate come rasoi, conviene non perdere l’equilibrio saltando da una all’altra!


Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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