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Costabella di nome e di fatto: un anello cicloalpinistico di soddisfazione, perfetto per la mezza stagione

tratto espostoHo sempre pensato che l’alta Valle Gesso d’estate fosse meravigliosa, con le cime alte e severe e il contrappunto dei laghi profondi, le mulattiere incredibili, i mille rifugi e punti d’appoggio che rendono la vita più facile a chi in montagna corre, cammina, scia e scala (malissimo, nel mio caso). Poi ho scoperto anche la bassa valle può regalare grandi gioie, soprattutto nelle mezze stagioni e magari con una mtb sotto al sedere.

L’anello Valdieri-Colle di Costabella-Colletto della Lausa-Entracque-Valdieri si pedala in salita e si gode in discesa. Gli ambienti sono vari, il panorama superbo, il percorso quasi totalmente da pedalare, a patto di avere un po’ di allenamento nelle gambette e un minimo di tecnica sul single-track in discesa.

Il punto di partenza ideale è il parcheggio nei pressi della Proloco: ampio, comodo e dotato di una provvidenziale fontana per riempire le borracce alla partenza e togliersi la polvere dal naso al ritorno. Per chi arriva da Borgo San Dalmazzo, occorre girare a sinistra all’inizio del paese e lasciare la macchina nel vasto piazzale sterrato appena prima del ponte sul gesso. Da qui, si pedala sul versante all’ombra - o a l’ibé, come si dice da queste parti.

Subito dopo il ponte sul Gesso, si imbocca a dx la carrozzabile sterrata (N39) che, dopo un primo tratto pianeggiante, si impenna decisamente con una brusca svolta nella Comba dell’Infernetto, arrampicandosi lungo i contrafforti del Monte la Bastìa.

 inizio discesaQui, fino agli anni ’50, i lusatìer di Valdieri estraevano le ardesie migliori della zona: sottili e resistentissime. Cavati con l’ausilio di mine, scalpelli e fatica, i chiapùn di 50-60 kg venivano portati fuori sulla schiena, risalendo centinaia di gradini alla luce incerta dell’acetilene. Dai chiapùn si ricavavano le lause, più grosse e i chiàp, più piccoli, che venivano portati in paese due volte al giorno con l’aiuto del carùs  (un carretto) d’estate e della leo brasiero (la slitta a braccia) d’inverno. Scendendo dalla bici e aguzzando gli occhi, si possono ancora scorgere gli ingressi delle varie barme, cavate dalle diverse famiglie di Valdieri.

Pensare alle fatiche dei cavatori fa sembrare più lieve la fatica mentre si rantola fino in località Barca (1032 m, N40). La sterrata sale sempre abbastanza ripida  fino a diventare un sentiero a partire da quota 1355 m. Segue un bel tratto in costa sotto ai faggi che alterna rampe da tachicardia a tratti più ameni. Circa a metà del traverso si incontra un’altra chicca da “only locals”: la Barmo ‘d Ciuriàn. Si tratta di una sorgente di acqua sempre freschissima che sgorga da un piccolo antro di roccia alla base di una parete calcarea molto alta. La fonte era frequentata da chi d’estate viveva e lavorava nelle borgate - i tàit - dei paraggi. Era anche il punto d’incontro per chi scendeva dalla montagna dopo aver raccolto il fieno, i lamponi o la legna: si arrivava affaticati e si ripartiva ristorati dall’acqua, dall’ombra e magari da quattro chiacchiere in buona compagnia. Qualcuno ricorda la barmo anche perché, durante la II Guerra Mondiale, questo luogo nascosto era considerato un rifugio sicuro. Oggi che i pascoli hanno lasciato spazio al bosco, si dice che la sorgente, in segno di lutto, abbia ridotto la sua portata d’acqua - quasi che, venute meno le persone che dissetava, anche lei voglia estinguersi.

panoramaRaggiunto il passo di Costabella (1525 m, balise) le gambe riposano e la vista spazia sulla Punta del Van, sul Vallone del Sabbione, sul paese di Entracque e sul monte Aiera che lo protegge con la sua mole. Dal colle si piega a destra pedalando lungo il sentiero fino alla Punta di Giaime (1556 m - balise). Da qui inizia un tratto in cresta, bellissimo, panoramicissimo e…a tratti anche espostissimo! Il sentiero, largo circa mezzo metro, non presenta difficoltà tecniche incredibili, in compenso se sbagli ti spiaccichi parecchi metri più in basso.

Sopravvissuti al tratto adrenalinico, da dove, superata l’ansia da esposizione, si gode di un panorama meraviglioso sul Gelas e sul Lausetto, non resta che scendere (quota 1472, N30, balise). Fino al Colletto della Lausa (1345 m) il percorso è ripido e accidentato e solo i più abili riescono a stare in sella. Ma dal passo in poi si prosegue a destra sopra uno scorrevole tappeto di aghi d’abete che si trasforma in una serie ipnotica di 58 (!) tornanti, tutti (o quasi) decisamente fattibili anche senza padroneggiare la tecnica del nosepress. Normalmente si perviene a Entracque con stampata sul viso un’espressione un po’ ebete di felicità per la bella discesa appena percorsa. Non resta che tornare a Valdieri via ciclabile o, per chi ancora non ne avesse abbastanza, allungando un pochino il percorso andando a prendere l’itinerario secondario M30 - in parte asfaltato, in parte sterrato - che collega il Ponte di Burga alla strada provinciale per Valdieri via loc. Casermette-Tetti Taroto-Tetti Perulet (M30). Uno dei modi migliori per inaugurare o per chiudere in bellezza la stagione cicloalpinistica in primavera o d’autunno: tanta soddisfazione in circa 800 m di dislivello.

Irene Borgna
Accompagnatore naturalistico

*per info sulle difficoltà tecniche dell’itinerario cfr. www.cicloalpinismo.com
**tutte le informazioni sulla storia locale sono tratte dai tre tomi realizzati dall’Associazione “Vudìer Cuento”, vera e propria enciclopedia della cultura valdierese.

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