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Me l’ha detto il GPS!(Parte 2)

profilo2Se il dubbio sul vostro gioiello tecnologico è stato almeno instillato, parlando di dislivelli la situazione diventerà ancora più sorprendente…
Di fatto il concetto è lo stesso che riguarda latitudine e longitudine. Immaginatevi nel mondo ideale e immaginate il profilo altimetrico del vostro sentiero. Le quote calcolate dal GPS in ogni trkpt cadranno, nel mondo ideale, esattamente sul profilo altimetrico del sentiero. Il risultato sarà un dislivello calcolato inferiore a quello realmente salito, per il solito motivo che una spezzata approssima soltanto una linea curva continua.

Ma se ci spostiamo nel mondo reale, ecco che le quote calcolate dal GPS iniziano a saltare sopra e sotto al profilo reale, generando in un batter d’occhio metri e metri di dislivello “fittizio”. Ed è proprio il calcolo dei dislivelli che genera i maggiori “entusiasmi”, facendo sembrare anche gli escursionisti neofiti dei trekker ben allenati.

Per chi ricorda la matematica delle elementari il concetto si riassume così: 4 quote reali successive sono ad esempio 100, 102, 104, 106 metri. Dislivello: 6 metri in salita, 0 in discesa. Il GPS misura invece 99, 103, 102, 107. Dislivello in salita 9 metri, in discesa 1.
Ora, come per la posizione, è chiaro che se credo di essere ad una quota di 107 metri e invece sono a 106, mi cambia poco. Ma se dopo unaescursioneho acquisito 2000 trkpt e voglio calcolare il dislivello complessivo, le sorprese possono essere significative!
Anche in questo caso entra in gioco una seconda possibile configurazione del vostro dispositivo: come misurare la quota. Le opzioni di norma si riducono a due: con un altimetro barometrico, se disponibile sul vostro dispositivo, o con il GPS. Nel primo caso bisogna ricordarsi di tarare l’altimetro alla partenza con una quota nota, ma il beneficio è di avere misurazioni assai meno “ballerine”. Nel secondo caso non serve taratura, ma le quote misurate tendono ad avere errori maggiori proprio perché anch’esse soggette al segnale satellitare.
Morale numero due: prima di millantare di aver salito 600 metri in 20 minuti perché «me lo ha detto il GPS» pensateci parecchio…

E’ finita? No. Manca il software. O le App, se preferite. E qui entra in gioco un altro esperimento. Prendete una vostra traccia e datela in pasto a programmi, App, siti online o quant’altro vi piaccia che calcola distanza e dislivello: dubito troverete due risultati uguali! Eppure i dati memorizzati nella vostra traccia sono gli stessi per tutti! Come è possibile?
Semplice: ogni dispositivo, programma, App o sito “addomestica” la traccia a modo suo, per tentare porre rimedio ai problemini sopra enunciati (fig.3). I metodi (gli algoritmi bisognerebbe dire) utilizzati sono diversi e quindi, anche se la traccia che “entra” è la stessa, i valori che “escono” differiscono. Insomma: 2+2 non fa 4 ma dipende dall’algoritmo che si usa per fare la somma...

Alcuni algoritmi calcolano poi la distanza planimetrica (proiezione in piano della traccia), altri la distanza reale (che tiene conto del dislivello e quindi della maggior distanza che si percorre salendo o scendendo rispetto alla corrispondente distanza planimetrica, vedi teorema di Pitagora), creando ulteriori differenze nei risultati.
E rallegratevi del fatto che, in questo articolo, mi astengo dal menzionare anche le tecniche per la semplificazione delle tracce (in sostanza per ridurre il numero di trkpt di una traccia senza perderne la “fisionomia” originale), ulteriore fonte di incertezza nel calcolo di dislivelli e distanze.

Morale numero tre (definitiva e articolata): non buttate via il GPS, è utilissimo, ancor più se conosciamo bene il dispositivo che utilizziamo. La nostra posizione e la nostra quota sono quasi sempre affidabili, e di norma più che sufficienti per scopi escursionistici; conoscendo bene il dispositivo e i suoi limiti saremo anche in grado di capire quando questi dati non sono attendibili e se ci fidassimo ciecamente rischieremmo di rotolare giù dal primo burrone. Le tracce che acquisiamo o che scarichiamo in rete non necessariamente sono corrette, specie se – come spesso accade – sono pubblicate così come acquisite: anche in questo caso non fidatevi ciecamente e valutate caso per caso.
Evitiamo di spacciare quote e dislivelli per certi, se non siamo più che consci di come abbiamo acquisito una traccia, come l’abbiamo verificata ed infine elaborata. E anche qualora seguiate tutti gli accorgimenti del caso, considerate sempre i dati come indicativi e nulla più: «Me lo ha detto il GPS, ma qualche dubbio mi resta!».

Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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