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Il Lago Nero

e245f25In questo articolo non sarò di sicuro originale, anzi, a dirla tutta, rischio di essere perfino banale. Però è autunno – qualcuno dirà, bella scoperta, piove da due settimane di fila – e in autunno ci sono alcune mete che non si possono proprio evitare.

E così anche quest’anno mi ritrovo ad organizzare una gitarella in Val Maira; la scusa è sempre la stessa, trovare luci e colori diversi dal solito per scattare qualche foto “particolare”. In realtà luci e colori cambiano, ma non sono mai come me le aspetto, sicché alla fine le foto si somigliano un po’ tutte, che siano del 2007, del 2011, del 2018…
E al pari delle foto, resta immutato il fascino di questo luogo, bello nella sua essenzialità di cartolina d’altri tempi, mentre oggi, chi lo raggiunge, rimpiazza di sicuro la cartolina con un selfie…

Ma torniamo a noi, cioè alla gita. Dubito che ci sia ancora chi non conosce la strada, ma per i pochi rimasti, ecco le indicazioni.
Tutta la Val Maira fino a Ponte Marmora, poi si si sale a Canosio, si supera Preit e si arriva infine al ponte che conduce alle Grange Selvest.
Qui si propone il dilemma: in assenza di divieti di transito, che ogni tanto compaiono, si può optare per l’opzione “è già tardi, facciamo ancora un pezzo in macchina”, oppure si può posteggiare l’auto appena prima del ponte e proseguire a piedi.

In entrambi i casi si svolta a sinistra dopo il ponte e si sale, tra boschi di larice, sulla strada sterrata che, nei tratti più ripidi, diventa perfino asfaltata. Si trascurano varie diramazioni (ottime le paline segnavia) fino a quella a destra, chiusa al traffico, per le Grange Chiacarloso.
Chi ha optato per la prima opzione sarà arrivato fin qui in auto. Ma da qui, per tutti, c’è l’obbligo di scarponcini. Si arriva subito alla bella conca che ospita le summenzionate grange, quindi si segue il sentiero che serpeggia nel lariceto tra altri piccoli bacini lacustri ormai interrati e si sbuca nella conca glaciale che ospita il Lago Nero.

 

Se siete saliti in autunno, vi troverete di fronte un lago dai colori cangianti, dal verde al blu scuro, a seconda della luce, del cielo e dell’ora in cui arrivate. Tutto intorno il verde ancora brillante di un soffice manto erboso e, ancora un poco più in là, una corona di larici dorati.
Il sentiero costeggia tutto il lago, per poi risalire ad un colletto non nominato ai piedi di Rocca la Meja. Ma prima di completare l’anello, dovete assolutamente inerpicarvi sul costone che si eleva a meridione del lago: solo da lì, infatti, vi apparirà questo luogo in tutto il suo splendore, con il Monviso che spunta all’altra estremità dello specchio d’acqua. Ecco, a questo punto sedetevi e godetevi lo spettacolo.

Solo dopo potrete continuare l’anello, raggiungendo il colletto e gettandovi a capofitto in una ripida discesa su un sentiero pure acquitrinoso a tratti. Ma pazienza: bisogna perseverare a perdere quota fino a raggiungere le Grange Culausa. Qui troverete una comoda strada sterrata/asfaltata che vi riporterà alla partenza dell’itinerario, soddisfatti della giornata.
Ah dimenticavo: chi invece ha deciso per la prima opzione dovrà tornare verso le Grange Chiacarloso a riprendersi la macchina, e non potrà compiere questo piacevolissimo anello. Potrà sempre ritentare l’autunno prossimo, svegliandosi più di buon’ora.

Io sono uno degli accaniti sostenitori che ogni luogo, in montagna, ha la sua stagione: lo stesso posto, in due differenti periodi dell’anno, può passare dalla meraviglia alla banalità con facilità estrema. Ebbene, il Lago Nero va visto a ottobre, con i larici nella loro miglior veste autunnale. Ma siete liberi di non essere d’accordo.

Roberto Pockaj,
Accompagnatore naturalistico
www.alpicuneesi.it

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